Parlare di testamento non porta sfortuna: porta chiarezza. Pianificare in vita ciò che sarà dopo significa proteggere chi resta da contenziosi, sorprese fiscali e decisioni difficili in un momento già delicato. Mi occupo di testamenti, successioni, dichiarazioni e patti di famiglia con un approccio che mette al centro le persone, non solo gli articoli del codice.
Esistono due forme principali di testamento, entrambe pienamente valide ma con vantaggi e limiti diversi. La scelta dipende da come è strutturato il tuo patrimonio, dalla complessità delle disposizioni che vuoi prendere e dal grado di certezza che desideri offrire ai tuoi eredi.
In tutti i casi, il testamento è sempre revocabile e modificabile finché sei in vita. Cambiare idea è un diritto, non un problema.
Il diritto italiano protegge alcune categorie di familiari — coniuge, figli, in mancanza di figli i genitori — riservando loro per legge una quota minima dell'eredità chiamata legittima. Non si può, in altre parole, lasciare a chiunque tutto ciò che si possiede: c'è una parte (di solito tra metà e tre quarti del patrimonio, a seconda dei familiari presenti) che deve andare a queste persone.
La parte restante è la quota disponibile, di cui puoi liberamente disporre per testamento o per donazione. Se le tue disposizioni superano i limiti della disponibile, gli eredi legittimari hanno strumenti giuridici per ridurle (l'azione di riduzione, prevista dagli articoli 553 e seguenti del codice civile).
Alla morte di una persona, gli eredi devono presentare all'Agenzia delle Entrate una dichiarazione che elenca tutti i beni del defunto e gli eredi stessi. È il presupposto per il pagamento delle imposte di successione e per la voltura catastale degli immobili.
Il termine è di 12 mesi dalla data del decesso. La gestione è tecnicamente complessa: occorre raccogliere documenti del defunto, visure catastali, prospetti bancari, calcolare i valori, identificare le franchigie applicabili (oggi un milione di euro per coniuge e figli) e versare le imposte dovute.
Quando in famiglia c'è un'azienda o partecipazioni societarie, la successione è particolarmente delicata: la divisione fra eredi rischia di paralizzare l'attività o di costringere alla vendita. La legge italiana, dal 2006, prevede uno strumento specifico — il patto di famiglia (articoli 768-bis e seguenti del codice civile) — che consente di trasferire azienda o quote societarie a uno o più discendenti, garantendo agli altri eredi una compensazione economica.
È uno strumento poco usato perché poco conosciuto, ma per imprese familiari ben strutturate può evitare conflitti e garantire continuità.
Pianificare la successione, scrivere un testamento o gestire una dichiarazione dopo una perdita sono percorsi che richiedono ascolto prima ancora che tecnica. Sono a disposizione per una consulenza dedicata: le informazioni di questa pagina sono di carattere generale, per il tuo caso specifico è sempre utile un colloquio.